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Il legno? Meglio quello certificato

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Cos’è e a cosa serve la certificazione. Brunori (Pefc): «Il marchio garantisce che l’ambiente non è stato devastato».

Il tavolo di legno che avete a casa non è soltanto un semplice pezzo di legno lavorato. Neanche la credenza, le travi del soffitto, le porte, gli infissi delle finestre, la vostra biblioteca e i libri della vostra biblioteca. La carta, ricordiamocelo, è anch’essa un prodotto ligneo. E neppure le “bricole” che, nella mia città, Venezia, delimitano i canali navigabili dalle secche, sono solo pezzi di legno piantati in acqua.

Perché, la prima cosa da mettere in chiaro, è che c’è legno e legno.
E non è una sottigliezza da poco. Uno studio commissionato dalla Comunità europea ha dimostrato che oltre il 35% del legno che circola in Europa proviene da fonte illegale. Che significa “fonte illegale” nel caso di un’asse di legno da lavorare? Significa che proviene da un albero abbattuto abusivamente (il “bracconaggio” del legname nei parchi è un fenomeno in forte crescita nell’est Europa, Romania e Bosnia soprattutto) oppure frutto di una politica di deforestazione selvaggia in atto in paesi come Brasile, Congo e Indonesia. Non è il caso di tornare in questa sede su tematiche cui Terra ha dato ampio spazio come le drammatiche conseguenze sociali, ambientali e climatiche causate dal disboscamento delle foreste tropicali. Vediamo piuttosto cosa possiamo fare noi e cosa possono fare le nostre amministrazioni per combattere tutto questo. Tra due anni, nel gennaio del 2013, entrerà in vigore nella Comunità europea la cosiddetta “Due diligence”, traducibile con “diligenza dovuta”. Si tratta di un regolamento che mira a scoraggiare il commercio illegale del legno e dei suoi derivati, prevedendo una serie di adempimenti da parte degli operatori per garantire l’identificazione del prodotto e la sua tracciabilità. Ma anche senza aspettare il 2013, qualcosa possiamo fare anche noi consumatori chiedendo alle aziende lavorano il legno di dotarsi di un marchio di certificazione forestale che garantisca che la pianta da cui proviene il materiale proviene da una foresta rintracciabile e gestita con criteri di sostenibilità ambientale. Attualmente sono in vigore due marchi, Pefc e Fsc, considerati equivalenti dalla Ue, nati da diverse associazioni ambientali e aziende produttrici, ma che offrono le stesse garanzie di rintracciabilità delle filiera verde del prodotto.

«Il marchio di certificazione forestale garantisce il consumatore che l’ambiente non è stato devastato per produrre la sua matita, il suo fazzoletto da naso, il giornale che legge o la stessa casa in legno che abita – spiega Antonio Brunori, segretario generale Pefc Italia -. Dal punto di vista dell’azienda che lavora il legno, il certificato dimostra che è attenta alle politiche ambientali e che i suoi sono prodotti verdi. Per molte aziende, questo è un passo necessario per rimanere sul mercato. Ma un passo decisivo lo stanno facendo tutte quelle pubbliche amministrazioni che negli appalti inseriscono i criteri Gpp, Green Public Procurement (acquisti verdi, ndr), e impongono come standard di gara il possesso di una certificazione forestale». C’è da dire che anche sulla certificazione forestale, come su tutte le politiche di acquisto verde, il nostro Paese non brilla quanto il resto d’Europa. Solo 900 aziende che lavorano il legno su un totale di 83 mila usano prodotti certificati. C’è da considerare che tra queste 83 mila, buona parte sono piccole botteghe tradizionali che adoperano il legno del proprio bosco, non certificato ma comunque “pulito”. Ma la percentuale rimane comunque troppo bassa. Inoltre, quasi tutte queste aziende certificate risiedono nel Trentino Alto Adige. Una regione che ha fatto della sostenibilità ambientale e dei Gpp il suo marchio di fabbrica. «Sia nella mia provincia che in quella di Bolzano – spiega Giovanni Giovannini, guardia forestale della provincia autonoma di Trento – siamo riusciti a certificare Pefc l’85% dei nostri boschi contro una media italiana dell’8% circa. Il che significa che il nostro legno è tagliato e lavorato rispettando l’ambiente secondo criteri sia di sostenibilità e di oculata gestione forestale. Il che garantisce anche un reddito a chi lavora in montagna e può continuare ad abitarla e a farla vivere. Il Pefc non è solo legno ma anche miele, frutti di bosco, funghi, estratti come il pino mugo. Prodotti verdi da una foresta certificata. Non è per caso che nel Trentino ci siano più alberi oggi che mezzo secolo fa».
Riccardo Bottazzo (Terra Nordest)



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