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Agricoltura sostenibile, un valore per il territorio (e per i produttori)

Agricoltura sostenibile, un valore per il territorio (e per i produttori) - AcquistiVerdi.it

Il consumatore ha fame di informazioni sulla salubrità e la tracciabilità dei prodotti. Ma la certificazione ambientale può rappresentare anche per i produttori e il territorio un importante valore aggiunto. Se ne è parlato il 30 gennaio a Trento in un qualificato convegno – il primo in Trentino ad ottenere il patrocinio di Expo2015 - organizzato da Cooperazione Trentina in collaborazione con Trentinogreen Network.

Luca Rigotti (Federazione trentina della Cooperazione): un dovere morale ed etico per le cooperative, ma anche una opportunità di mercato, soprattutto all’estero. Filippo Lenzerini (Trentinogreen Network): la qualità ambientale si può capitalizzare. Ma occorre comunicare in maniera chiara e verificata. Michele Dallapiccola (assessore Pat): la sfida delle certificazioni passa anche dalla conoscenza.

Online le immagini video del convegno con le interviste a Luca Rigotti e Filippo Lenzerini (clicca qui).

"Il mondo chiede risposte e azioni concrete: il tempo delle parole è finito. Coltivare la sostenibilità significare anche cambiare lo stile di vita e puntare sulla qualità. L'autoreferenzialità non basta più, occorre dimostrare, ad esempio, che il prodotto di montagna è migliore rispetto ad altri". Lapidario Michele Dallapiccola, assessore provinciale all’agricoltura, intervenuto stamani in apertura del convegno sulla qualità ambientale in agricoltura che si è tenuto in sala Guetti di Cassa Centrale a Trento.

La società però sta cambiando, e anche i consumatori si evolvono pretendendo più informazioni sulla salubrità dei prodotti e la loro “tracciabilità” lungo tutta la filiera dalla produzione alla vendita.

Per Luca Rigotti, vicepresidente della Cooperazione Trentina che ha organizzato il convegno, l’agricoltura avrà un futuro solo se saprà restituire alle future generazioni un ambiente almeno pari a come l’ha trovato. Certo, occorre formare ed informare. Non solo i consumatori ma anche i produttori, spesso ignari sull’impatto ambientale delle loro produzioni. “Con il convegno di oggi abbiamo voluto dare una forte accelerazione ad un processo che è in corso da tempo, cominciato vent’anni fa con i protocolli di autodisciplina. L’investimento che facciamo sull’ambiente non è subito quantificabile, ma avrà sicuramente effetti benefici sulla società e il territorio. Le cooperative ci credono per un dovere morale ed etico. Il nostro lavoro deve dare reddito ma anche dignità”, ha affermato Rigotti.  

C’è chi su questi temi è già molto avanti, grandi gruppi cooperativi come Granarolo, Conserve Italia, Caviro e Unipeg, che da tempo hanno affrontato i temi della gestione dei residui, la produzione di energia rinnovabile, l’impatto ambientale di ogni singola produzione, dalla stalla o campagna fino alla scelta degli imballaggi eco-compatibili. Le loro "buone pratiche" raccontate al convegno hanno dimostrato che i vantaggi possono essere molti e concreti. 

C’è un problema di comunicazione. "La qualità dell’ambiente – ha detto Filippo Lenzerini di Trentinogreen Network - si può capitalizzare se si riesce a comunicare la distintività di un territorio e l’eccellenza dei suoi prodotti. Soprattutto all’estero, i consumatori sono molto sensibili a questi temi. Per chi esporta, quasi un obbligo. La tracciabilità di filiera, l'impronta di carbonio, l'impronta idrica, sono certificazioni che vengono sempre più richieste, anche nei bandi pubblici, ad esempio per la ristorazione di scuole od ospedali. Il prodotto a km zero non è detto che sia anche il più green, ora conta sapere quanto impatta sull'ambiente, numeri alla mano. Ma attenzione, nel comunicare i dati occorre essere chiari, comprensibili e dare informazioni verificate”.

Per prima cosa occorre farsi controllare da enti terzi, a loro volta certificati da autorità in grado di fare i controlli e comminare sanzioni a chi diffonde notizie non vere. Gli strumenti sono molti, e anche l’Unione europea interviene a sostenere quei produttori che si impegnano a migliorare la sostenibilità ambientale delle loro aziende.

“La strategia per l’Europa 2020 incoraggia lo sviluppo sostenibile, e la green economy fa capolino anche nella bozza di piano di sviluppo rurale in fase di approvazione da parte della giunta provinciale di Trento”, ha affermato Samuel Cornella, referente della Cooperazione Trentina a Bruxelles.

In definitiva, il convegno ha posto un tema centrale per chiunque oggi si presenti sul mercato con un prodotto, ancora di più se è alimentare. Da qui il patrocinio di Expo2015, il primo per un evento in Trentino. La sostenibilità ambientale è centrale, ha detto Diego Schelfi - occorre affrontare il tema con franchezza e trasparenza”.

Oggi si è fatta una tappa importante sul fronte della conoscenza degli strumenti e delle opportunità. Una sfida per la cooperazione, ma soprattutto per il Trentino. “Da noi per coltivare una vigna impieghiamo 650 ore all’anno – ha affermato Rigotti – in pianura 200”. Dobbiamo vendere la qualità e la distintività delle nostre produzioni”.



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