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Roberta Paltrinieri, “Felicità responsabile. Il consumo oltre la società dei consumi ”

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Roberta Paltrinieri, “Felicità responsabile. Il consumo oltre la società dei consumi ” - AcquistiVerdi.it

AcquistiVerdi.it dedica l'appuntamento di dicembre al nuovo libro edito da Franco Angeli “Felicità responsabile. Il consumo oltre la società dei consumi ”, e intervista l'autrice Roberta Paltrinieri, professore associato di Sociologia dei consumi presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna. Dal 2010 dirige il Ces.co.com, Centro Sudi avanzati sul consumo e la comunicazione presso il Dipartimento di Sociologia di Bologna. Da tempo si occupa di consumi sostenibili, responsabilità sociale di impresa, nonché modelli e processi partecipativi.

AV: Il suo ultimo libro “Felicità responsabile. Il consumo oltre la società dei consumi ”edito da Franco Angeli, indaga il rapporto tra felicità e consumi. Ci descrive cosa è per lei la felicità responsabile?
RP: La felicità responsabile è un modo diverso di pensare al benessere individuale e collettivo. È una dimensione della felicità che supera la dimensione individualistica della ricerca del piacere  per divenire il presupposto di un “buon vivere” che non può che essere definito se non relazionalmente. È il superamento di un modello culturale che  ha reso il motto  “Consumo dunque sono”, il leitmotiv degli ultimi trent’anni, a favore di un modello culturale che valorizzi relazioni piuttosto che simboli di status. È, in sintesi, l’affermazione di un progetto auto normativo di vita nel quale il senso ultimo non sia la competizione sociale ma il benessere collettivo.

AV: C’è qualche nazione/regione al mondo in cui la felicità responsabile è maggiormente diffusa tra i cittadini?
RP: Sono felici “responsabilmente” le società in cui le istituzioni attuano politiche che permettano di agire sulle diseguaglianze sociali, in cui i cittadini rivendicano una democrazia partecipativa e non solo deliberativa, in cui si investe su percorsi di consapevolezza che in modo ampio  riguardano la dimensione culturale. Sto pensando alle socialdemocrazie europee dove i tassi di infelicità sono più bassi.

AV: La vita sobria, l’austerità, gli stili di vita sostenibili sono valori che si stanno diffondendo solo in conseguenza della crisi economica o stanno crescendo nella nostra società a prescindere dello stato di salute dei nostri portafogli?
RP: La felicità responsabile trova un propulsore nella crisi economica, la crisi dunque può essere un’opportunità. Pur tuttavia, credo che ci sia qualcosa di più che non semplicemente la minore capacità di acquisto: c’è la crescente consapevolezza che siamo chiamati in prima persona a muoverci per questioni di giustizia ed equità sociale, così come per difendere il nostro pianeta anche attraverso comportamenti di consumo sostenibili e stili di vita sobri.

AV: Crescita, Decrescita o altro ancora? La felicità responsabile con quale strada si raggiunge?
RP: In questo momento di crisi economica,ambientale, sociale e culturale molte sono le proposte. La decrescita, la postcrescita, prosperità senza crescita sono tutte correzioni del modello di crescita “vigente”. Dal mio punto di vista la felicità responsabile si produce attraverso la creazione di capitale  sociale. Da questo punto di vista il problema di un modello di sviluppo sostenibile rappresenta un problema che deve essere affrontato a partire da relazioni tra soggetti nell’ottica della fiducia, della reciprocità e dello scambio simbolico. È, infatti, in tal senso che devono misurarsi gli effetti di una “cultura della responsabilità” creata da consumatori virtuosi, capaci di riflettere sul fatto che ridurre drasticamente i propri consumi voluttuari non significa rinunciare a migliorare la vera qualità della vita, quella misurata dalla salute, dalla felicità, dall’amicizia e dal senso di comunità, da imprese che applichino un comportamento etico al modo del processo produttivo attuato perché consapevoli della ricaduta sul territorio, da amministrazioni responsabili capaci di produrre cittadinanza responsabile.

AV: Come considera i prodotti e servizi ecologici: una novità che accelererà il cambiamento del mercato “solo” l’ultima moda della “solita” società dei consumi?
RP:
Dal mio punto di vista i prodotti e servizi ecologici rientrano a pieno titolo in un modello di sviluppo sostenibile e sono le punte emergenti di un cambiamento che è solo all’inizio con la quale la società del consumo dovrà confrontarsi per adattarsi alle sfide ambientali, sociali, economiche e culturali che sono sotto gli occhi di tutti.

 



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