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Eleganza sostenibile: quando la moda si fa verde PDF Stampa E-mail
giovedì 10 dicembre 2009

“Verde” non è il colore che va di moda quest’anno, ma anche l’attenzione ai temi della sostenibilità comincia ad entrare nel mondo dell’abbigliamento e dello stile. Un universo che va dall’eco-chic delle passerelle dell’alta moda ai capi etnici equo-solidali, dall’abbigliamento di seconda mano alle creazioni realizzate con materiale completamente riciclato. Ma anche fibre biologiche e prodotti biodegradabili. Vestiti e accessori davvero speciali, che non comunicano solo stile e originalità, ma si fanno anche veicoli di valori come il rispetto della natura, la sostenibilità e il rifiuto della cultura consumistica e dello spreco.

Bello fare shopping. Un maglioncino nuovo, un paio di scarpe all'ultimo grido, quella sciarpa che proprio mancava alla collezione. Per non parlare della fantastica borsa vista nella vetrina della boutique o del cappotto perfetto per il prossimo inverno. E quello vecchio? Non va più, è superato, è di un colore decisamente "out", anche se magari è stato indossato davvero poche volte. In media una trentina. È questo secondo una ricerca effettuata nel 2007 dal quotidiano inglese Observer il numero di volte che una donna britannica indossa un capo d'abbigliamento. Nello studio è emerso che negli ultimi dieci anni è raddoppiato il numero di vestiti acquistati, mentre negli anni Ottanta, prima di disfarsene, un capo veniva indossato in media 80 volte. La moda cambia rapidamente e i suoi prodotti raggiungono più rapidamente l'obsolescenza, e per adeguarsi allo stile del momento, accade che le persone comprino molti più vestiti di un tempo, talvolta anche a discapito della loro qualità: senza chiedersi in che modo sono stati prodotti, senza riflettere sul grado di sostenibilità di questo stile di vita o sullo spreco che spesso accompagna un frequente rinnovo del guardaroba.

In realtà oggi i modi per coniugare attenzione allo stile e sostenibilità sono tanti. Con un occhio all'etica e uno all'estetica, è possibile vestirsi bene, non solo nel senso della bellezza e dell'eleganza ma anche della qualità dei tessuti, dei materiali, del rispetto dell'ambiente e dei diritti dei lavoratori. Senza contare che chi si avventura nel mondo della moda "verde" può rimanere stupito dalle infinite possibilità offerte dal riciclo e dal recupero, dalle opportunità offerte dai materiali più disparati, dall'originalità delle creazioni, dalla qualità dei tessuti biologici e naturali. E così fare shopping diventa un momento non solo di spensieratezza ma di scelta consapevole. Se non addirittura un antidoto ad un modello culturale che macina tendenze ed esercita un "pressing" comportamentale sugli individui all'insegna del conformismo e del consumismo.

Se anche il mondo della moda è stato contagiato dalla nuova coscienza ecosostenibile, perché non fare, viceversa, dell'abbigliamento e degli accessori eco-sostenibili una vera e propria moda? Ad una condizione: che la scelta di vestirsi "responsabile" vada di pari passo con uno stile di vita attento ai consumi e all'impatto ambientale delle scelte che si fanno ogni giorno.
Si è ormai imposta una corrente "eco-chic" nel mondo del glamour e della tendenza. Nella speranza che questo, al contrario di ciò che accade con altri, sia un trend che duri il più a lungo possibile.
Del resto già più di dieci anni fa una delle firme più famose, Armani, aveva lanciato la propria linea ecologica, con jeans realizzati utilizzando capi vecchi, giacche e gonne in canapa coltivata senza pesticidi e diserbanti. Ma Armani non è l'unico promotore dell'ecologico, la moda naturale è stata spesso protagonista delle passerelle di Milano, New York e Parigi. Recentemente, anche la stilista inglese Stella McCartney, figlia dell'ex Beatles Paul, ha dato una svolta ecologica alle sue creazioni. Da sempre attivista per i diritti degli animali e per la salvaguardia dell'ambiente, ha lanciato lo scorso inverno la sua prima collezione a impatto zero, dai materiali alternativi e rispettosi dell'ambiente, stile e colori ispirati alla natura.

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Fonte ed articolo completo: ErmesAmbiente

 
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